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Notizia del 26/01/2016

ESCLUSIVA GC, FAVINI: "MORFEO IL TALENTO PIU' GRANDE. SQUADRE B? IL TEMPO E' DENARO. SU MONTOLIVO E GRASSI VI RACCONTO CHE..."

Intervistato in esclusiva ai microfoni di giovanissimicampioni.it, Mino Favini, storico osservatore di Como e, soprattutto, Atalanta, ha disegnato una completa panoramica del calcio giovanile italiano, soffermandosi anche su alcune tematiche riguardanti i massimi campionati europei. Dopo gli inizi nella città comasca, Favini, ha trascorso 24 anni a Bergamo, durante i quali ha collaborato a rendere il settore giovanile orobico uno dei migliori in Italia, per poi tornare, qualche mese fa, nella città che lo ha consacrato come scopritore di talenti.

 

Innanzitutto grazie per il tempo che ci ha concesso. Vorrei partire dalla tematica a noi più cara, ovvero il campionato Under15. Nell’ultima giornata di campionato il Como, suo attuale club, ha inflitto la prima sconfitta in campionato all’Atalanta. Insomma: dove va lei si vince?

"Ho visto la partita. E’ stata una gara molto divertente. L’Atalanta è sicuramente una squadra più attrezzata rispetto a noi, ma ce la siamo giocata bene. Siamo andati sul 2 a 0 e abbiamo rischiato di segnare anche il terzo gol. Poi loro sono stati bravi a segnare il 2 a 1 e riaprire la partita. Per fortuna abbiamo vinto noi portando a casa tre punti importanti. Mi ha fatto piacere vedere molti ragazzi che erano a Bergamo quando c’ero io."

 

Come si rapporta l’Italia al calcio giovanile rispetto a gli altri paesi europei? I giovani sono cambiati rispetto ad un tempo?

"Credo che sia principalmente una questione di mentalità. E’ molto importante credere sempre nel proprio lavoro. La crescita del settore giovanile deve essere un processo oculato. Una volta, ad esempio, gli osservatori si occupavano di ricercare talenti in zone limitate, adesso invece c’è stata un’apertura al mondo intero. Se una società crede nel suo progetto, è più facile che arrivino i risultati sperati. I ragazzi sono sempre ragazzi. Non sono loro ad essere cambiati, ciò che è cambiato è il mondo attorno a loro. Quelli che capiscono il modo giusto di comportarsi hanno più possibilità di essere valorizzati."

 

Grassi e Sportiello sono gli ultimi della lunga serie di talenti che ha scoperto a Bergamo. Che futuro pensa che possano avere nel calcio che conta? Le cifre che girano sul mercato possono mettere pressione ai ragazzi?

"Sono due ragazzi davvero bravissimi. L’aspetto tecnico penso che sia indiscutibile. Dobbiamo avere pazienza ed attenderli perché prima o poi verranno a galla. Bonaventura ad esempio è stato aspettato e, dopo anni di duro lavoro, è emerso tutto il suo talento. Adesso è quasi sempre il migliore in campo nel Milan. Il segreto per non bruciare i talenti è quello di aspettarli e dargli tempo. Bisogna dare tempo al tempo. Sicuramente delle cifre così elevate per giocatori così giovani possono avere delle conseguenze. L’aspettativa per il ragazzo cresce e, di conseguenza, aumenta anche la pressione che deve sopportare."

 

Cosa pensa dell’idea di formare delle squadre B in Lega Pro? In settimana ci sono state aperture importanti in questo senso…

"Non è nulla di diverso rispetto a ciò che avviene, già da anni, all’estero (Real Madrid Castilla, Barca B etc…). In Italia bisogna guardare entrambi i lati della medaglia: dal punto di vista tecnico potrebbe sicuramente nascere un vantaggio nel senso che, consentendo ai ragazzi di giocare, aumenterebbe la loro esperienza. D’altra parte, però, i costi sarebbe davvero elevati (talvolta proibitivi). Secondo me è un progetto che, per realizzarsi, ha bisogno di tempo e programmazione. Ricordiamoci,però,che il tempo è denaro…"

 

Ci sono giocatori tra i giovanissimi che l’hanno particolarmente colpita?

"Nomi in particolare no. Ho visto tante buone squadre con un’ottima organizzazione. Il Como stesso ha dei buoni prospetti. E’ troppo presto per dei verdetti. A quest’età è praticamente impossibile riconoscere chi potrà diventare un calciatore a tutti gli effetti."

 

Chi sono, secondo lei, i giocatori più forti del mondo? E’ d’accordo con il Pallone d’Oro?

"Credo che guardando a Barcellona non si sbagli. Giusto inserire anche Cristiano Ronaldo ma, a mio parere, Messi, Neymar e Suarez non hanno eguali."

 

Quanto influisce la testa sul processo di crescita di un giovane?

"Moltissimo. Ciò che dico sempre ai miei ragazzi è: “per diventare calciatori sono importanti i piedi, ma ancor di più la testa”. Credo che per emergere sugli altri sia necessario saper coniugare entrambi gli elementi. E’ questo ciò che fa la differenza nel calcio professionistico."

 

In tanti anni a Bergamo ha scoperto talenti come Montolivo, Pazzini, Bonaventura, Baselli, Grassi e Sportiello. C’è qualcuno a cui è rimasto particolarmente legato?

"Sono affezionato a tutti i miei ragazzi. Ultimamente ho sentito Montolivo per fargli gli auguri di compleanno. Un altro a cui sono rimasto particolarmente legato è Domenico Morfeo. Secondo me, infatti, avrebbe meritato una carriera nettamente superiore a quella che ha vissuto. Era un grandissimo talento. Non so se sia stata colpa sua, quello che so è che,chi è dotato di un talento particolare, deve lavorare molto per mantenerlo e svilupparlo. Talvolta si pensa che chi è maggiormente dotato tecnicamente debba lavorare meno degli altri, ma non è assolutamente così."

 

Sulla situazione del Milan: pensa che siano state esagerate le critiche a Montolivo? E su Mihajlovic?

"Il periodo un po’ burrascoso che ha vissuto il Milan ha coinvolto tutti nel club. Montolivo, da capitano, è stato particolarmente colpito dalle critiche. Penso che il suo talento sia indiscutibile e la gara contro la Fiorentina l’ha ampiamente confermato. Su Mihajlovic c’è poco da dire. Non lo conosco personalmente ma, quello che posso dire, è che a mio parere è stato sottoposto a troppe pressioni. Secondo me è un grande allenatore che merita questa chance. E’ una persona corretta e molto determinata. Faccio il tifo per lui!"

 

Concludiamo l’intervista con una domanda sul suo futuro: c’è qualcuno in grado di ricevere il suo testimone?

"Assolutamente sì. Ci sono ragazzi che curano il settore giovanile in maniera molto attenta e accurata. Posso farti tranquillamente due nomi: Giancarlo Finardi dell’Atalanta e Centi del Como. Entrambi sono molto abili e guidano il vivaio con il giusto polso."

 

Tutta la redazione di Giovanissimi Campioni ringrazia Mino Favini per il tempo che ci ha concesso.

 

Giulio Alberto Rodino